L’esercito invisibile dei medici esterni

Sembrano tutti uguali, i medici che visitano tutti i giorni all’interno dei centri medico legali Inps e decidono su invalidità previdenziale e assistenziali, ma non sono tutti uguali: un quarto di loro è dipendente, con tutte le relative tutele e garanzie, mentre i rimanenti 3/4 lavorano a meno di 1.500 euro netti al mese all’interno di un contratto stipulato con il singolo medico a regime libero professionale “puro”, neppure coordinato e continuativo.

Sono medici con almeno una specializzazione, un curriculum di tutto rispetto, alcuni fanno questo lavoro anche da dieci anni e oggi sono ancora in attesa di sapere cosa succederà di loro dopo l’ennesima scadenza di un contratto che, ormai, non potrà più essere rinnovato.

Sono, per lo più, “giovani” medici, con la responsabilità di una famiglia e di bimbi piccoli, con mutui da pagare, e, quindi, anche uno stipendio così basso fa comunque comodo e serve nel menage familiare.

Sono i 900 medici convenzionati esterni.

Hanno sempre lavorato in silenzio, con professionalità e dedizione, operando in scienza e coscienza, prima di ogni altra cosa.

Abbiamo stralciato dai comunicati delle sigle sindacali e associative le parti in cui si parlava dei medici esterni e le riportiamo qui di seguito, nella speranza che l’attuale Governo mantenga le promesse e intervenga rapidamente per sanare situazioni “imbarazzanti” come queste presenti proprio in Inps.

Il notiziario 17/18 di FLP INPS del 17 settembre 2018 trattava delle questioni dei dipendenti Inps e si concludeva con questo accenno:

“… sono rimasti in servizio appena 400 Medici!!!! FLP INPS … ha sollecitato un concorso per Dirigente Medico Legale di I livello che preveda un punteggio aggiuntivo per i Medici convenzionati, che da anni affiancano con onore i Medici dipendenti”.

Il comunicato 12/18 di Anmi-Femepa del 18 settembre 2018 trattava delle problematiche dei medici dipendenti e terminava così:

“… all’Amministrazione abbiamo infine chiesto di dare, una volta per tutte, un chiaro segnale di concreta volontà di affrontare e risolvere la problematica dei medici convenzionati e di intraprendere subito le opportune iniziative:

– Pubblicazione del Piano triennale dei fabbisogni del personale previsto dalla riforma Madia

– Predisposizione di un programma di stabilizzazione dei medici convenzionati mediante assunzioni a tempo indeterminato, in linea con le novità contenute nel Disegno di legge “Concretezza” presentato dal ministro Bongiorno la settimana scorsa in Consiglio dei Ministri.”

Nel comunicato stampa del 13 settembre 2018, CISL medici, FESPA, FIMMG settore INPS, SMI, SNAMI medicina fiscale, SUMAI e UILPA, all’interno del discorso dedicato ai medici fiscali,   “.. condividono pienamente la necessità che siano date stabilità e tutele anche alla categoria dei Medici Convenzionati Esterni, oggi titolari di un incarico di collaborazione coordinata e continuativa (sic) non più prorogabile oltre il 31 dicembre 2018 in base alla riforma del Pubblico Impiego, la quale renderebbe i contratti nulli e forieri di responsabilità erariali. Tale convenzione, dotata delle stesse caratteristiche di quella auspicata per i medici fiscali, rappresenterebbe un validissimo, percorribile in tempi brevi (sic) e definitivo strumento di risoluzione di questa urgente e non più procrastinabile criticità contrattuale oltre che perfettamente in linea con l’azione e gli obiettivi dell’attuale Governo…

Nel comunicato stampa del 23 novembre 2018 incentrato sui medici fiscali, CISL medici, FIMMG settore INPS, SNAMI medicina fiscale, SUMAI e UIL-PA dicono che la procedura concorsuale prevista dall’emendamento 35.3 “avrebbe sancito il sostanziale licenziamento… per la maggior parte dei medici convenzionati esterni che comunque operano in Inps in evidente subordinazione da circa dieci anni..” e invitano “il Governo a valutare,invece, soluzioni normative che guardino a forme convenzionali, in linea con quanto era previsto dall’Atto di Indirizzo della Medicina Fiscale (Decreto 2 agosto 2017 del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali – G.U. n. 229 del 30.09.2017), che con costi minori, rispetto a forme contrattuali di dipendenza, potrebbero risolvere celermente le problematiche di organico presenti in INPS, superando le criticità legate ai vincoli dei contratti autonomi nella pubblica amministrazione e permettendo all’INPS di avere risorse professionali adeguate alle esigenze presentate, con formule contrattuali congrue riguardo all’assetto normativo nazionale e all’impostazione giurisprudenziale europea,con garanzia tra le parti, fornendo le necessarie e indispensabili tutele ai sanitari addetti a tali funzioni. A tal fine si auspica che i Ministeri competenti, diano un forte input, finanche con un intervento legislativo, alla riapertura del tavolo tra OO.SS e INPS, che coinvolga anche la FNOMCeO, e che consenta di concludere l’enorme lavoro negoziale già fatto portando in breve tempo alla stipula di una convenzione che ottimizzi sia in termini di costi che di risultato la Riforma del Polo Unico della Medicina Fiscale.”.

Temporalmente, tra questi due comunicati, bisogna citare la nota INPS dello scorso 23 ottobre indirizzata alle sigle convocate dall’ottobre 2017 (CISL medici, FESPA, FIMMG INPS, FP CGIL, SIMET, SMI, SNAMI medicina fiscale, SUMAI, UILPA settore medici INPS, Sin.Me.Vi.Co., ANMI-FEMEPA, ANMEFI, SIMPAF) ai tavoli tecnici per la stipula dell’ACN per i medici fiscali: “Si rende noto che  con sentenza pubblicata il 15 ottobre 2018 il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, definitivamente pronunciatosi sul ricorso presentato dal sindacato  Sin.Me.Vi.Co per l’annullamento, tra gli altri, del DM 2 agosto 2017 recante “Approvazione dell’Atto di indirizzo per la stipula delle convenzioni tra l’INPS e le Organizzazioni Sindacali dei Medici di Medicina Generale”, lo ha accolto, con annullamento degli Atti impugnati nei limiti di cui in motivazione”. Sono attualmente in corso approfondimenti sul testo della sentenza con coinvolgimento dell’Avvocatura dell’Istituto e dovranno essere sentiti i Dicasteri interessati. Si fa, dunque, riserva di successive comunicazioni, anche ai fini di una convocazione.” Allo stato attuale, quindi, le trattative per l’ACN dei medici fiscali sono ferme: bisogna, infine, ricordare, per dovere di cronaca, che i tavoli tecnici per la medicina fiscale si sono occupati di una scrittura ex novo di una convenzione per i medici fiscali e che nessun sindacato dei medici fiscali, almeno finora, ha mai chiesto formalmente l’applicazione del contratto della specialistica ambulatoriale per lo scribendo ACN della medicina fiscale: lo ha fatto solo la SIMPAF che, però, è un’associazione e, come tale, non ha potere di firma ma “solo” il dovere di farsi ascoltare e il diritto ad essere ascoltata, ai sensi dell’art. 18 del D. Lgs 75/2017.

Della SIMPAF riportiamo  l’ultima pubblicazione, in ordine temporale, del 28 novembre 2018, per intero visto che parla solo dei medici esterni.

Chi sono i medici esterni?

Sono quei 900 medici che trovate tutte le mattine a svolgere le varie attività istituzionali della medicina previdenziale e assistenziale nei centri medico legali Inps: revisioni di invalidità civile, handicap, cecità, sordità e disabilità, commissioni miste di prima istanza ai centri medico legali ASL,  ricorsi e CTU. Fanno lo stesso lavoro dei 460 medici dipendenti rimasti, indossano il camice ma hanno un trattamento completamente diverso, molto più “economico”.

Sono inseriti stabilmente nell’organizzazione dell’attività lavorativa con rapporto di subordinazione gerarchica ma il loro contratto, siglato unilateralmente con l’ente, parla di rapporto in libera professione.

Vengono arruolati con selezione pubblica per titoli con un contratto che viene rinnovato di anno in anno da anni e ormai e che, ai sensi dell’art. 22, comma 8 e dell’art. 20, comma 5 del D. Lgs n. 75 del 25 maggio 2017 non potrà essere rinnovato oltre il 31 dicembre 2018.

In pochi sanno della loro esistenza e si  preoccupano per loro, medici silenziosi  e fidelizzati sul campo, eppure senza di loro i centri medico legali Inps non riuscirebbero a svolgere i loro compiti istituzionali.

Il loro contratto, non prorogabile, scadrà il prossimo 31 dicembre

I medici esterni non hanno ricevuto, a tutt’oggi, alcuna comunicazione in merito al loro contratto in prossimissima scadenza: è profondamente ingiusto e lesivo della persona riservare un simile trattamento ad un lavoratore.

Ai sensi del D. Lgs 75/2017 art. 20, comma 8, questi contratti sono rinnovabili solo nelle more dell’attivazione di un procedimento concorsuale e sappiamo bene quali siano i tempi per l’espletamento di un concorso. I medici esterni, che pure lavorano con provata professionalità e dedizione all’ente, dovrebbero, quindi, restare ancora precari non si sa per quanto tempo, pur meritandosi fin da subito una stabilizzazione, vista la selezione pubblica superata e gli anni di servizio.

E, dopo aver detto che questa attività ha le caratteristiche della subordinazione, è lecito chiedere ancora un contratto in regime di libera professione,  “sfruttando” la convenzione che dovrebbe essere concessa ai “cugini” medici fiscali, che da più di un anno stanno trattando con l’ente? Le difficoltà, a questa evenienza, sono tante: il tavolo di trattativa dei medici fiscali è bloccato per una vertenza sulla rappresentatività sindacale e i tempi per un loro  ACN vanno, ormai certamente, oltre il prossimo 31 dicembre. Inoltre, parlare di “convenzione” è troppo generico: fosse, almeno, il contratto della specialistica ambulatoriale, sapremmo ciò di cui stiamo parlando. Se, invece, parliamo di una “convenzione Inps”, qui siamo ancora più in alto mare, visto che si parla di una convenzione da scrivere ex novo e le proposte che si sono viste in questi mesi non lasciano ben sperare.

 Emendamento 35.3

A questo punto, per complicare ancora più il tutto, lo scorso 18 novembre è stato presentato in Commissione Bilancio un emendamento, il 35.3, a prima firma Vanessa Cattoi che ha gettato nel panico i medici esterni, con una proposta “imbarazzante”: un contratto per soli 881 medici, senza garanzie per i medici esterni che pure hanno già superato una selezione pubblica e svolgono questo lavoro da anni, aperto anche ai 1200 medici fiscali e sostenuto con le risorse della medicina fiscale, quando, ai sensi dell’art. 18 del D. Lgs 75/2017 le risorse del polo unico sono vincolate alla medicina fiscale.

 Eppure serve una risposta urgente

Serve una risposta urgente per la situazione dei medici esterni, così vicini alla scadenza di un contratto non più rinnovabile.

Si apre, a questo punto, un ventaglio di possibilità che va da un contratto della specialistica ambulatoriale, che comunque non risolverebbe alla radice il problema della carenza di organico con il gran numero di medici dipendenti prossimi all’età pensionabile (da 1500 ne sono rimasti circa 460) ad una sanatoria per i medici esterni in servizio che abbiano tre anni di servizio anche non continuativi, applicando l’art. 4 e l’art. 20 comma 1 del D. Lgs 75/2017.

In tutti questi casi, servono risorse dedicate visto che non si possono shiftare quelle della medicina fiscale, riservate a questo compito istituzionale parimenti importante, nell’ottica degli investimenti per il superamento del precariato, argomento che è nel contratto dell’attuale governo.

Esiste anche una soluzione in tempi rapidi e a costo zero. Si potrebbe iniziare subito ad assumere un basso numero di medici pari a quello dei medici interni che vanno in pensione attingendo tra i medici esterni oggi in servizio, arruolati in base alla selezione pubblica bandita nel novembre 2015  e seguendo il criterio di anzianità di servizio. Una volta che si definiscono le risorse e si modifica la pianta organica, si potrebbe procedere al resto delle assunzioni necessarie, privilegiando chi sta già svolgendo, e da anni, questo lavoro. Così sì che si potrebbe prorogare l’attuale contratto, avendo attivato il procedimento di assunzione e riconoscendo ai medici esterni in servizio dei diritti acquisiti. Perchè i medici esterni attualmente in servizio che hanno lavorato per almeno tre anni, anche non continuativi, avranno pur maturato dei diritti, che vanno loro riconosciuti e non possono essere ignorati. Per giustizia.

E se il 31 dicembre 2018 l’ente proponesse ai medici esterni una proroga senza una concomitante uscita di un bando per nuovo concorso, come dovrebbero comportarsi i medici esterni a quel punto?

Le scelte sono, come sempre, ampie: spetta alla politica intervenire. Anche il non fare nulla sarebbe pur sempre una risposta: quella che lascerebbe maggiormente in difficoltà non solo i medici esterni ma tutta la popolazione che quotidianamente varca la soglia dei centri medico legali Inps.