N el Consiglio dei Ministri in notturna del 20 gennaio scorso, il Ministro Madia ha presentato i primi undici decreti attuativi relativi alla riforma della Pubblica Amministrazione che toccano diversi aspetti: il concorso pubblico per mettere in ruolo 63.712 insegnanti, il taglio (o la fusione) delle partecipate, nessun premio e la possibilità di revoca dell’incarico ai manager che chiudono i bilanci con risultati negativi, riduzione dei poteri alle Regioni in tema di nomine di dirigenti ASL, la forestale inserita nell’Arma dei Carabinieri, miglior definizione delle competenze all’interno delle forze dell’ordine (polizia nelle città, carabinieri nel resto del territorio), 112 come unico numero per le emergenze, taglio dei tempi delle procedure amministrative, diritto di accesso agli archivi pubblici.

E poi il grande tema dell’assenteismo sul quale tutti in questi giorni hanno detto la loro.

Già in tanti nei precedenti governi hanno provato a metter mano a questo malcostume che affligge in maniera particolare il settore pubblico.

Il ministro Brunetta, per esempio, ha prodotto tutta una serie di normative, in parte non completamente applicate nemmeno ai giorni nostri, che ha prodotto risultati non ancora efficaci, visto che, ancora oggi, come più volte abbiamo detto da queste pagine, la spesa per l’assenteismo nel pubblico impiego è del tutto fuori controllo. E, sempre su queste pagine, abbiamo analizzato dati e verificato evidenze, per capire come mai sia così diverso l’andamento dell’assenteismo tra settore pubblico e settore privato, trovando un denominatore comune.

L’altra notte sono state approvate, all’interno della legge Madia, una serie di norme che renderanno più difficili le irregolarità legate alla timbratura, per evitare quegli eclatanti episodi, segnalati mediaticamente, di evidenti e pacchiane irregolarità, per tutelare e salvaguardare la maggioranza dei dipendenti pubblici che, invece, lavorano seriamente.

Ma non bastano. Queste prime norme, se non verranno inserite in un contesto più ampio, saranno solo un palliativo.

Siamo in attesa di misure ancora più incisive, peraltro già annunciate più volte dallo stesso premier.

 

Federica Ferraroni

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