Madia: l’analisi dei dati alla base di ogni riforma

 

Il 14 giugno 2017 presso l’Aula Magna dell’ISTAT il ministro Madia ha introdotto i lavori di presentazione dei primi risultati del censimento permanente delle Istituzioni pubbliche. Riportiamo alcuni passaggi del discorso: i dati strutturati sono fondamentali per capire lo stato dell’arte di una situazione e i suoi punti critici e la loro analisi sta alla base di qualsiasi studio per modificare e cercare di migliorare la situazione stessa.

“Rispetto al lavoro che ho fatto in questi tre anni – dice il ministro Madia – mi trovo adesso alla fine della fase legislativa della riforma della pubblica amministrazione e nel pieno della fase attuativa, di quella fase di implementazione che deve diventare il passaggio dalla Gazzetta Ufficiale al cambiamento di comportamenti e, quindi, di effetti positivi nella vita dei cittadini. Mi sto dedicando ancora con determinazione, con più determinazione ancora, e proprio per quello che ho vissuto in questi anni vi dico con certezza che i problemi di chi governa sono proprio quelli di dover scontare l’assenza di dati strutturali rispetto alle istituzioni pubbliche. Questo lo abbiamo vissuto nella fase legislativa ma ancora di più è un effetto che si rischia di scontare nella fase di implementazione Penso che questo derivi anche dal fatto che nel nostro Paese spesso non ci sia stata la cultura del monitoraggio. Dal Ministero abbiamo iniziato a monitorare tutte le norme che abbiamo introdotto per capire quali erano le luci e le ombre.”

La fase degli atti di indirizzo è importante ma non si fermerà qui: la situazione andrà continuamente monitorata e modificata di nuovo, se necessario. “Anche perchè le cose non sono prima e dopo una riforma – ha proseguito il Ministro –  sono dei processi, anche complessi, che vanno curati, implementati e anche cambiati nel tempo se ci si rende conto che qualcosa non funziona come si avrebbe voluto. Ma per capire cosa funziona e cosa no servono i daii. Dal Ministero ci siamo quindi messi a monitorare gli effetti di queste norme, ma avere il censimento permanente delle istituzioni pubbliche che da decennale diventa a cadenza biennale diventa fondamentale proprio per quel vulnus che scontiamo da anni.”

La valorizzazione del capitale umano, all’ISTAT ma anche in tutte le altre istituzioni pubbliche, tutte deputate a funzioni e compiti importanti per il Paese. “Io al censimento permanente ci ho creduto molto – conclude il ministro – anche per risolvere i problemi effettivi  di chi lavorava a questo censimento. L’ho fatto per loro, per i loro figli, per i loro diritti che erano diritti negati (perchè il diritto negato di uno è una responsabilità del governo) ma anche per un obiettivo generale importante, per avere una statistica di livello. Far lavorare bene le persone di qualità serve prima di tutto al buon funzionamento della Pubblica Amministrazione a maggior ragione di un servizio di così grande delicatezza e responsabilità.”

Federica Ferrraoni