Medici fiscali e medici esterni: una incompatibilità legittima?

La redazione è stata animata, in questi ultimi giorni, dall’arrivo di un considerevole numero di segnalazioni da parte dei nostri lettori, in seguito al recente bando di attribuzione dell’incarico a 900 medici esterni: moltissime ci hanno segnalato una serie di apparenti incongruenze che riguardano la nuova incompatibilità inserita nel nuovo contratto dei medici esterni tra l’attività di sede e quella dei medici fiscali INPS.

Per iniziare, abbiamo scelto questa lettera che segnala una questione urgente, per dirimere un interrogativo che merita una risposta in tempi rapidi: gireremo, quindi, questo primo contributo sul tema alla dirigenza INPS.

medico alla scrivania

 

Gentile direttore,

nel bando dei medici esterni pubblicato nel novembre scorso, l’INPS ha posto una nuova incompatibilità che riguarda i medici fiscali, che pure versano in condizione di estrema difficoltà dal 29 aprile 2013, giorno in cui l’Ente, con una decisione unilaterale e  a decorrenza immediata, senza alcun preavviso, ha deciso una drastica riduzione del numero delle visite mediche d’ufficio sui lavoratori del settore privato.

Da allora, i medici fiscali si sono impegnati a fondo da una parte per reperire quei fondi che, incredibilmente, mancano all’Ente per garantire questa importante funzione e dall’altro per arrivare a quella riforma della medicina fiscale, che, attesa da tempo. è ormai in dirittura finale grazie al lavoro svolto dall’attuale ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia insieme al suo staff.

In questi tre anni, i medici fiscali non avrebbero potuto sopravvivere se non avessero cercato e trovato impieghi “a latere” e ognuno si è barcamenato come meglio ha potuto per superare l’impasse.

Una piccola parte di medici fiscali (quelli con una specializzazione di interesse e con i requisiti necessari) è riuscita ad inserirsi nel contiguo mondo dell’attività di sede INPS, non abbandonando mai, a fronte di sacrifici e poichè il numero delle visite fiscali si manteneva ad un livello estremamente basso, la medicina fiscale, disciplina sulla cui utilità e importanza sociale il medico fiscale continua a credere fermamente.

L’incompatibilità inserita dall’Ente cozza, innanzitutto, con il fatto che le incompatibilità della medicina fiscale sono sempre state fissate in ambito legislativo e mai direttamente dall’INPS, per garantire quel fondamentale principio di terzietà che deve continuare a caratterizzare la medicina fiscale, per mantenerla super partes ed  equidistante dal datore di lavoro, dal lavoratore e dall’Ente stesso.

Come il sottosegretario Biondelli ha dichiarato in risposta scritta a due interrogazioni parlamentari a firma Censore-Casellato e Bianco, i medici fiscali che opteranno per l’attività di medico esterno non decadranno dalle liste speciali ad esaurimento per tutta la durata dell’incarico medico legale (il testo completo è reperibile su  http://lamedicinafiscale.it/interrogazione-parlamentare-censore-casellato/, ndr).

Manca, a tutt’oggi, una circolare INPS che confermi quanto già comunicato dall’INPS in sede parlamentare.

Quando arriverà?

 

Lettera firmata

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