“Nutrire il pianeta, nutrirlo in salute”: da Expo 2015, al Barilla Center for Food and Nutrition fino all’ultimo numero della rivista “Quaderni del Ministero della Salute”

 

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“Nutrire il pianeta, nutrirlo in salute” : è lo slogan di Expo 2015 che si è chiuso lo scorso 31 ottobre registrando il record dei visitatori per una manifestazione di questo tipo.

E’ il messaggio che ha lanciato il Barilla Center for Food and Nutrition, come ci ha spiegato il suo Presidente, Paolo Barilla, quando ha ricevuto il premio Lyons connesso all’ottava edizione dell’Obesity Week 2015, iniziativa promossa dalla rivista “Progress in Nutrition”. “L’industria alimentare – dice Paolo Barilla – non deve fermarsi alla mera produzione, pur di qualità, nella filiera del food ma deve saper intervenire con lungimiranza nel processo di crescita culturale e acquisizione di consapevolezza da parte del consumatore, nella cura e nell’approvvigionamento della materia prima e nel complesso nel rispetto dell’eticità e della sostenibilità dell’intera filiera. Bisogna sottolineare il messaggio ampiamente documentato e lanciato all’interno del padiglione zero di Expo 2015, realizzata a cura delle Nazioni Unite: l’enorme quantità di materie prime alimentari e di cibo quotidianamente sprecato nel nostro Pianeta consentirebbero di combattere efficacemente la fame, piaga di cui soffre una rilevante quota della popolazione mondiale”.

“Nutrire il pianeta, nutrirlo in salute” è il titolo dell’ultimo numero della rivista “Quaderni del Ministero della Salute”, il periodico ufficiale attraverso il quale il Ministero comunica a medici, cittadini, stakeholders le sue politiche sanitarie. Il Quaderno, dal titolo “Nutrire il pianeta, nutrirlo in salute”, è stato distribuito, in versione cartacea, durante l’Expo di Milano e ora può essere scaricato come app.

“È obbligo dei responsabili della sanità pubblica – dice il ministro Lorenzin – agire per migliorare il quadro epidemiologico e il benessere della popolazione, per evitare che a una vita più lunga si associno anni in cattiva salute, con un carico di sofferenza per i singoli e un peso sociale ed economico per la collettività. Bisogna intervenire in modo determinato e a tutto spettro, migliorando nel pubblico e negli operatori la conoscenza di indicazioni corrette, scientificamente ineccepibili e non guidate da mode, ma al tempo stesso senza medicalizzare un atto fisiologico del nostro vivere quotidiano, e recuperando il patrimonio alimentare che ha fatto per secoli, del nostro Paese, un esempio di longevità e di buona salute”.