Per una riforma che non sia una non-riforma

Il Ministero della Funzione Pubblica sta lavorando ai decreti attuativi della legge delega approvata nello scorso agosto che dovranno svilupparne le direttive. Ricordiamo, in particolare, l’emendamento che riguarda la riforma della medicina fiscale: “riorganizzazione delle funzioni in materia di accertamento medico-legale sulle assenze dal servizio per malattia dei dipendenti pubblici, al fine di garantire l’effettività del controllo, con attribuzione all’Istituto nazionale della previdenza sociale della relativa competenza e delle risorse attualmente impiegate dalle amministrazioni pubbliche per l’effettuazione degli accertamenti, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano per la quantificazione delle predette risorse finanziarie e per la definizione delle modalità d’impiego del personale medico attualmente adibito alle predette funzioni, senza maggiori oneri per la finanza pubblica e con la previsione del prioritario ricorso alle liste di cui all’articolo 4, comma 10-bis, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125, e successive modificazioni”.

 Questo emendamento sancisce la volontà da parte dell’attuale Ministro della Funzione Pubblica di rivedere l’organizzazione delle visite fiscali, accertamenti medico-legali in piena regola, visto il continuo aumento in questi anni della spesa di malattia nel settore pubblico. Il servizio di medicina fiscale in questo settore (finora a carico delle ASL) non ha funzionato e sono state disattese anche le norme già in vigore, svolgendo un numero di visite fiscali molto al di sotto di quello richiesto per “contrastare e prevenire l’assenteismo”. Ricordiamo, infatti, che in base al D.L. 6 luglio 2011, n. 98 “tenendo conto dell’esigenza di contrastare e prevenire l’assenteismo il controllo è in ogni caso richiesto sin dal primo giorno quando l’assenza si verifica nelle giornate precedenti o successive a quelle non lavorative”.

Nella legge delega dell’agosto 2015 viene così annunciato il passaggio delle visite fiscali del settore pubblico all’INPS, visti i risultati ottenuti da questo Istituto nell’ambito del settore privato nell’arco di un’attività quasi trentennale.

Per poter eseguire le visite fiscali nel settore pubblico, dovranno essere attribuite all’INPS le risorse attualmente impiegate dalle amministrazioni pubbliche per l’effettuazione delle visite fiscali.

Ecco le risorse ripartite tra le amministrazioni pubbliche, già stanziate e messe a bilancio per il triennio 2015-2017, che ammontano a circa 55 milioni di euro all’anno (fino al 2014 erano circa 70 milioni di euro annui):

 

  • per il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca    più di € 25 milioni

 

  • per il Ministero dell’Economia e delle Finanze                circa € 18 milioni 

 

  • per il Ministero dell’Interno                                                 circa € 9,5 milioni 

 

  • per il Ministero della Giustizia,                                            circa € 3,5  milioni 

 

  • per il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo    € 1,1 milione 

 

  • per il Ministero della Difesa,                                                 circa € 400.000 

 

  • per il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti,        circa € 350.000 

 

  • per il Ministero del Lavoro                                                     circa € 200.000

 

  • per il Ministero delle politiche agricole e forestali,           circa € 100.000 

 

  • per il Ministero dello Sviluppo Economico,                        circa € 80.000 

 

  • per il Ministero dell’Ambiente                                                circa € 40.000 

 

  • per il Ministero della Salute                                                   circa € 20.000 

Queste sono le risorse minime necessarie per poter effettuare un numero congruo di viste nel settore pubblico, considerando la necessità sia di dare finalmente la certezza dell’effettuazione della visita nei giorni a cavallo delle festività, su segnalazione diretta dell’amministrazione pubblica, sia di effettuare un certo numero di visite d’ufficio sui certificati di malattia di medio-lunga durata (secondo la normale procedura adottata dall’INPS nella sua attività trentennale nel settore privato). L’INPS, dal canto suo, dovrebbe ripristinare un numero congruo di visite anche nel settore privato, per non vanificare i risultati edificanti nella lotta all’assenteismo proprio su questo comparto, che si sono dimostrati essere di eccellenza a livello europeo.

Le risorse effettivamente spese finora dalle Regioni sono state ben al di sotto di quelle impiegabili, effettuando nel pubblico un numero di visite fiscali stimato verosimilmente (e nella migliore delle ipotesi) in circa 300.000-400.000 visite all’anno, per una cifra complessiva (anche se è oggettivamente difficile averla) stimata intorno ai 17-18 milioni di euro. Non possiamo, quindi, stupirci più di tanto di quello che accade nel settore pubblico a proposito di assenze per malattia. Dalle nostre stime, invece, se ne dovrebbe fare un numero non inferiore al milione e mezzo: basti pensare, infatti, che solo i certificati di un giorno a cavallo del week-end sono un milione e 250.000 (e queste visite sono obbligatorie per legge).

Altro passaggio importante sarà uniformare, finalmente, il trattamento tra dipendente pubblico e dipendente privato, per esempio migliorando le attuali disposizioni in materia di esenzione dall’essere reperibile per le visite fiscali domiciliari durante la malattia oppure rendendo uguali nei due settori gli orari di reperibilità che sono attualmente di 7 ore nel settore pubblico e 4 per quello privato, portandoli per tutti, per esempio, a 6 ore al giorno.

Ultimo punto da definire (sentita anche la conferenza Stato-Regioni) sarà il corpo medico deputato a questa attività, a partire dai medici fiscali INPS che hanno la priorità in base alla legge all’articolo 4, comma 10-bis, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125.

Tutto questo serve per raggiungere quegli obiettivi che sono stati egregiamente individuati dall’indagine conoscitiva effettuata in materia dalla XII Commissione Parlamentare: ridurre le assenze per malattia nel settore pubblico, mantenere il tasso attualmente raggiunto nel settore privato, stabilizzare il corpo dei medici fiscali, considerando in particolare che i medici fiscali INPS hanno un lavoro coordinato e continuativo con lo stesso Ente da quasi 30 anni.

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