Programmazione, formazione, gestione delle emergenze di sistema

Laurearsi presto, ad ogni costo, come dice il ministro Poletti oppure laurearsi presto e bene, come dice il ministro Giannini?

E’ chiaro a tutti che abbiamo un problema di formazione universitaria e un deficit nazionale di “produzione” di laureati e che questo si ripercuote a livello non solo di occupazione, ma anche di mancato (o deficitario) ritorno economico. Il “sistema” Italia ne ha una ricaduta in termini implosivi: sull’Università e la Ricerca si investe poco, si investe male e il ritorno è pessimo, col rischio concreto che in futuro si decida di investire ancora meno. Non solo, e qui stà il nocciolo del problema, in termini meramente economici, ma anche e soprattutto ideali e creativi. In realtà abbiamo amplissimi margini di miglioramento e non ci mancano le competenze per innovare: i presupposti migliori per poter lavorare bene, riformando il sistema.

Vediamo di approcciare il discorso da un’altra angolatura, prendendo come esempio  l’ambito medico, il campo d’azione specifico di questa rivista: il discorso può, però, essere esportato in qualsiasi altra disciplina universitaria.

Programmazione e formazione sono elementi chiave del successo di ogni attività umana complessa, e lo sono in misura maggiore in funzione del crescere della complessità della funzione. La medicina non fa eccezione a questa regola: il mantenimento di un sistema sanitario efficiente e sostenibile a fronte del mutare incessante degli scenari scientifici, socio-demografici ed economici, necessita di un costante confronto su questi temi.

In carenza di questo aumenta esponenzialmente il numero delle criticità la cui gestione in emergenza diventa progressivamente più onerosa fino a compromettere prima o poi la funzionalità e/o la sostenibilità stessa del sistema.

La formazione dei medici e di tutti