Renzi: e adesso la riforma della Pubblica Amministrazione

Renzi a 360° all’inaugurazione del nuovo stabilimento Laika di San Casciano Val di Pesa, la società dei camper a capitale tedesco nei pressi di Firenze.

Un Renzi con dei dati significativi e incoraggianti per l’economia italiana: gli investimenti stranieri sono passati da 12 miliardi di euro a 72 dal 2013 al 2015 , sono per i due terzi con partecipazioni di minoranza e in futuro avranno sempre maggiori agevolazioni, come il super ammortamento, già presente da quest’anno.

La ricetta della ripresa italiana, dice il premier, sta tutta nelle riforme per merito delle quali “l’Italia si rimette in piedi e non ce n’è per nessuno. E adesso la riforma della Pubblica Amministrazione”.

La riforma della PA resta uno snodo fondamentale per il nostro Paese. Come dice un recente studio CGIA Mestre, infatti, le inefficienze della PA frenano fortemente la ripresa economica: per esempio, sono 24 i miliardi di euro di spesa pubblica in eccesso che non ci consentono di ridurre la nostra pressione fiscale in media Ue mentre gli sprechi e la corruzione presenti nella sanità ci costano 23,6 miliardi di euro l’anno.

Anche se il cammino è ancora lungo e di certo non in discesa, entro marzo sono attesi i prossimi decreti attuativi della riforma della PA che saranno, ha detto, “una rivoluzione” per la nostra macchina statale che “non sarà più un blocco ma il metronomo degli investimenti”.

Come conveniva anche il Presidente INPS Boeri nell’ultima recente audizione parlamentare, la riforma della pubblica amministrazione sarà una delle tappe più importanti, quella che potrà incidere in maniera determinante per uscire dalla crisi economica che ci ha messi a così dura prova, perchè bisogna puntare alla “valorizzazione del pubblico impiego”.

Al Ministero della Funzione Pubblica, il Ministro Madia e il suo staff sta lavorando alacremente per la preparazione della parte applicativa di una riforma così complessa e articolata, che toccherà vari aspetti della vita delle amministrazioni pubbliche, per semplificare tutto l’apparato burocratico, renderlo più snello, efficiente e produttivo.

E’ attesa al varo anche la riforma della Medicina Fiscale che è considerata, dati alla mano, lo strumento potenzialmente migliore per dire addio definitivamente all’assenteismo nel pubblico impiego, causa di disservizi e di spreco di danaro pubblico: è stato calcolato che, se le assenze per malattia nel pubblico impiego arrivassero a quelle nel settore privato, si potrebbe arrivare ad un risparmio di un miliardo e mezzo di euro. Un corretto controllo sugli assenti per malattia, nel settore pubblico e in quello privato, inoltre, oltre ad influire positivamente sull’immagine del nostro Paese, potrebbe incidere significativamente nella lotta al lavoro nero (l’economia sommersa produce risorse pari a circa il 7% del PIL) e, quindi, all’evasione fiscale. Entro l’estate dovrebbero terminare i passaggi alle Camere per procedere, in autunno, alla fase organizzativa tout court. Il Polo Unico della Medicina Fiscale dovrebbe essere, così, operativo al primo gennaio 2017.

Federica Ferraroni

 

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