Ancora a proposito della riformulazione dell’art. 12

Ieri ho comunicato ai due autori delle Lettere al Direttore che avevo inoltrato le loro missive (appena pubblicate sulla rivista) al Ministero della Pubblica Amministrazione ritenendo che questa comunicazione fosse di prioritaria importanza in questo momento e che, comunque, dopo un adeguato periodo di riflessione, avrei risposto anch’io.

Eccomi qua.

 

Primo dato importante: il ministero della PA ha già dato una prima e immediata risposta alla richiesta di puntualizzazioni (supportata dalle due lettere al Direttore allegate) avanzata ieri dalla rivista in merito alla riformulazione dell’art.12 lettera f del DDL Madia.

Il fatto che sia arrivata subito e in giornata festiva (oggi chiederò la liberatoria per la pubblicazione) ha una rilevanza incredibile per almeno due ordini di fattori. Questo significa che, all’interno del ministero della pubblica amministrazione, i medici fiscali INPS non solo si sono dimostrati credibili, preparati e utili nella loro mission di rilevanza sociale ma anche meritevoli di rispetto e di considerazione. Dimostra, d’altro canto, che siano presenti, nell’attuale legislatura, politici “illuminati” capaci di recepire le necessità del mondo reale e che siano pronti ad intraprendere la strada faticosa delle riforme, non trascurando il confronto e il dialogo con tutte le parti in causa. Da diversi (troppi) anni stiamo aspettando la riforma della Medicina Fiscale e adesso, finalmente, ci stiamo avvicinando alla dirittura d’arrivo.

 

Secondo punto (molto meno importante): il mio personalissimo punto di vista.

Già nel nostro incontro con il Senatore Pagliari, relatore in Senato del DDL Madia, era emersa chiaramente la necessità di inserire il concetto di “priorità di conferimento dell’incarico” ai medici fiscali INPS.

Altro dato di fatto è stata la presa di posizione del MEF, netta e difficilmente eludibile, sull’opportunità di inserire il discorso della Conferenza Stato Regioni e quello dei medici asl: un aut aut per ottenere la “sbollinatura” alla relazione tecnica, indispensabile, del MEF.

Su questi due aspetti ognuno di noi può fare le considerazioni che vuole ma il risultato finale è stata la riformulazione dell’articolo in oggetto, così come lo vediamo oggi, alla vigilia della sua votazione in Senato.

La posta in gioco è avere o no il polo unico della Medicina Fiscale in capo all’INPS con l’attribuzione prioritaria delle visite fiscali a noi medici fiscali INPS, comunque: questo elemento, per noi importantissimo, è stato ottenuto in maniera chiara.

Non procedere su questa strada, avrebbe significato restare in questa situazione in maniera definitiva: l’INPS, anche con la nuova dirigenza, ha ribadito il fatto che non ci sono fondi per la Medicina Fiscale e che l’INPS naviga in grosse difficoltà economiche. Solo con l’arrivo del polo unico e delle risorse adeguate, si sbloccherà la nostra situazione: noi medici fiscali INPS di lista avremo la priorità e ci saranno i presupposti per riottenere il nostro lavoro, possibilmente più sicuro, tutelante e parimenti dignitoso.

E la situazione attuale è francamente insostenibile per tutti noi; in questo momento, ogni mese può essere attribuito alle nostre sedi un variabile numero di visite che spesso è insufficiente a garantire una retribuzione sufficiente per la sopravvivenza, a fronte di una richiesta di disponibilità stringente e di immutate incompatibilità, per poter fare una qualsivoglia programmazione della nostra vita professionale e personale. Continuiamo ad avere l’obbligo di connetterci alla rete due volte al giorno, al mattino e al pomeriggio (per chi ha dato la disponibilità su entrambe le fasce orarie: chi è in monofascia, si vede attribuito, e giustamente, la metà circa delle visite) per sapere che quasi sempre vedremo comparire, sul notebook, da due lunghi anni a questa parte, la scritta deprimente “non ci sono VCM per il medico che ha inoltrato la richiesta”. Mi chiedo come abbiano fatto i nostri nervi a reggere fino ad ora. Chi di noi non ha provato almeno una volta in questi due anni ad avere l’impulso fortissimo di prendere il nb e lanciarlo definitivamente fuori dalla finestra? Il mio pensiero va a quelli di noi che hanno dovuto vendere beni o intaccare i risparmi di una vita o affrontare, in questi lunghi due anni, oltre alle difficoltà economiche, momenti duri come la morte del coniuge, o una malattia grave, o una separazione vivendo, contemporaneamente, una stress lavorativo così forte.

Invece no: crediamo talmente tanto nel nostro lavoro che, dopo due anni vissuti in queste condizioni, non solo non ci siamo arresi ma siamo pronti a lottare come e più di prima per tornare a fare quel bellissimo e importante lavoro che amiamo con tutto il cuore e che consideriamo utile non solo per noi e le nostre famiglie ma anche per tutta la collettività.

Entrando nel merito della riformulazione, personalmente ritengo doveroso non lasciare indietro i medici ASL che stanno facendo questo lavoro come noi (e mi riferisco, quindi, a quelli in regime di libera professione, non certo ai dipendenti che svolgono e potranno svolgere altre mansioni all’interno dell’ASL) ed i medici INPS post-2007.

Credo inoltre che sia necessaria (purchè si risolva in tempi rapidi) la Conferenza Stato Regioni, visto che stiamo parlando di un passaggio di consegne tra ASL e INPS relativo ad una funzione delicata che le ASL hanno svolto comunque per anni e che deve essere trasferita ad altro Ente nel rispetto dei corretti rapporti istituzionali. Sarebbe bene, come suggeriscono i colleghi nelle due mail, che la ripartizione delle risorse, nel limite degli stanziamenti vigenti tra Regioni e INPS, venisse stabilita nei decreti attuativi e non all’interno della CSR.

Sul fatto che sia necessario il polo unico con il conferimento delle visite del settore pubblico all’INPS non ci piove, alla luce soprattutto di quanto è stato pubblicato dal Centro Studi della rivista: finora, come ben sappiamo, l’INPS e l’ASL possono effettuare, entrambi, visite di controllo in entrambi i settori anche se la precipua area di competenza, finanziata statalmente, è il settore privato per l’INPS e quello pubblico per l’ASL. Abbiamo dimostrato come la spesa per il comparto pubblico (quella svolta dalle ASL) sia assolutamente fuori controllo, mentre quella svolta dall’INPS nel settore privato si è stabilizzata (dopo il lavoro ventennale di noi medici fiscali INPS) su livelli di assenteismo per malattia molto inferiori a quelli ascrivibili nel settore pubblico.

Dati alla mano, il passaggio di consegne per il settore pubblico dall’ASL all’INPS è indispensabile ma serve il corretto impiego di risorse economiche e professionali: occorrerà riformulare il nostro contratto nella direzione di una convenzione (è possibile arrivare ad un contratto vantaggioso sia per l’INPS che per noi medici fiscali) e investire risorse adeguate nel polo unico, pur restando nella formula di rito “purchè non ci sia un aggravio di spesa”. E’ altresì vero che un tentativo di risparmiare adesso pochi milioni di euro sarebbe il logico presupposto al fallimento del polo unico stesso. Se i medici fiscali verranno messi nelle condizioni di lavorare bene, così come è stato fatto in questi ultimi vent’anni, si potrà arrivare ad un risparmio della spesa pubblica nel versante del controllo per malattia nel pubblico impiego pari quasi ad un punto percentuale del nostro PIL.

Grazie per le parole di stima e di apprezzamento per la rivista che mi onoro di dirigere: vedremo di impegnarci ancora di più per fare sempre meglio, con il prezioso supporto di tutti voi.

Federica Ferraroni