SIMPAF: forte perplessità alle prime dichiarazioni del Presidente Tridico

In risposta alle parole espresse dal presidente INPS prof. Pasquale Tridico nel corso della recente audizione alla Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati in merito ai decennali problemi del polo medico Inps, l‘associazione di medici Inps SIMPAF ha reso nota una prima comunicazione, imperniata sui medici fiscali che stanno aspettando che venga applicato l’atto di indirizzo dell’agosto 2017 che prevede, tra le altre cose, una equa distribuzione delle visite su tutto il territorio nazionale e l’effettuazione delle visite fiscali fino ad esaurimento delle risorse stanziate.

“L’Inps intermedia 50 miliardi attraverso i medici – ha detto il presidente Tridico – Oggi abbiamo 453 medici al confronto di 1800 medici degli anni ’80 quando i medici INPS intermediavano molto di meno perchè non c’erano tante prestazioni come oggi. Abbiamo perso una tradizione medica importante in Inps. Molto spesso vediamo i nostri medici che vanno fuori, all’estero, emigrati e noi assumiamo solo 453 medici; gli altri medici li utilizziamo in cosiddette convenzioni, contratti precari, annuali che vengono rinnovati di anno in anno. Ho iniziato un tavolo  con i sindacati medici, anche loro molto forti ma evidentemente non forti abbastanza perchè dal 1980 fino ad oggi il numero dei medici si è ridotto da 1800 a 453. Ho iniziato un tavolo importante con tutte le rappresentanze dei medici: c’erano anche lì diversi procedimenti in corso, pendenti per comportamento antisindacali. In passato, diciamo così, i rapporti sindacali con l’Istituto non erano molto agevoli. Ho fatto un patto con i sindacati: hanno ritirato i loro ricorsi per comportamento antisindacale e ci siamo messi intorno ad un tavolo a discutere. Chiedo qui il sostegno del legislatore, chiedo qui un importante aiuto da parte vostra. Se è vero, come è vero, che l’Inps intermedia 50 miliardi di prestazioni attraverso i medici, è giusto che ci sia in Inps un polo medico importante. Oggi Inps fa anche le visite fiscali,  non era così fino a qualche anno fa e lo facciamo con medici che prendiamo per strada a contratto, che Inps rinnova di anno in anno. L’ultimo concorso per medici in Inps risale al 1989. Da allora in poi, solo convenzioni a tempo determinato. Quella che vorrei fosse l’ultima l’ho firmata lo scorso aprile per assumere 1404 medici al fine di intermediare queste prestazioni e che scadrà il 31 maggio 2020.”

Ecco la nota tecnica SIMPAF:

Attualmente in INPS esistono due gruppi di medici: 1353 medici che lavorano in sede e che svolgono tutte le funzioni istituzionali, ordinarie e straordinarie, di medicina assistenziale, previdenziale e fiscale ambulatoriale e i circa 1200 medici fiscali che svolgono le visite fiscali domiciliari. I medici che lavorano in sede sono a loro volta formati da due gruppi: 453 medici dipendenti e 900 medici convenzionati “esterni” che lavorano presso l’Inps dal 2009 con contratti annuali. L’ultimo bando è stato pubblicato lo scorso 15 aprile e siamo in attesa della pubblicazione delle nuove graduatorie (il contratto, già scaduto lo scorso 31 dicembre, è stato prorogato fino al prossimo 31 maggio): in questa comunicazione non entreremo nel merito di questo bando e dello stato in cui versano i medici convenzionati esterni, per i quali ci riserviamo di farlo prossimamente.

I medici fiscali effettuano visite fiscali domiciliari da 36 anni presso l’INPS ai sensi della legge 638/83, art. 5 comma 12. “Per l’effettuazione delle visite mediche di controllo dei lavoratori l’Istituto nazionale della previdenza sociale, sentiti gli ordini dei medici, istituisce presso le proprie sedi liste speciali formate da medici, a rapporto di impiego con pubbliche amministrazioni e da medici liberi professionisti, ai quali possono fare ricorso gli istituti previdenziali o i datori di lavoro.”

Una serie di decreti ministeriali (DM del 15/7/1986, DM del 18/4/1996, DM del 12/12/2000) ha disciplinato la medicina fiscale negli anni, mantenendo sempre ferma la conditio sine qua non stabilita dallo statuto dei lavoratori del 1970 che ha decretato la necessità di garantire la terzietà e l’autonomia del medico fiscale che non deve essere un dipendente del datore di lavoro, a tutela del lavoratore stesso.

I medici fiscali fanno parte di una lista che, ai sensi della legge 125 del 30 ottobre 2013, è diventata una lista speciale ad esaurimento e hanno, quindi, un rapporto con l’INPS a tempo indeterminato. “Le liste speciali, gia’ costituite ai sensi dell’articolo5,  comma  12, del  decreto legge  12  settembre  1983,  n.  463,  convertito,   con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638, sono trasformate in liste speciali ad esaurimento, nelle quali  vengono  confermati  i medici inseriti nelle suddette liste alla data di entrata  in  vigore della legge di conversione del presente  decreto  e  che  risultavano gia’ iscritti nelle liste alla data del 31 dicembre 2007”.

I medici fiscali della lista speciale ad esaurimento hanno la priorità a svolgere le visite fiscali domiciliari ai sensi della legge n. 147 del 27 dicembre 2013, comma 340. “Ai  fini della razionalizzazione del  servizio,  l’INPS,  per  l’effettuazione delle visite mediche di controllo domiciliari ai  lavoratori assenti dal servizio per malattia, si avvale, in via prioritaria, dei  medici inseriti nelle liste speciali di cui al periodo precedente”.

Con il D. lgs del 25 maggio 2017, n. 75, artt. 18 e 22, viene istituito, a partire dal 1° settembre 2017, il polo unico della medicina fiscale individuando nell’INPS (ma potrebbe essere individuato anche un altro ente, in caso di risultati non soddisfacenti, ndr) l’ente deputato ad organizzare il servizio di controllo per i lavoratori che usufruiscono dell’indennità di malattia dei settori sia pubblico che privato. La riforma Madia conferma tutte le caratteristiche normative della medicina fiscale definite da più di 30 anni di legislazione (autonomia e terzietà del medico fiscale, liste speciali ad esaurimento, priorità) conferendo un aumento del carico di lavoro ai medici fiscali (passa in capo a loro anche tutta l’attività ambulatoriale della medicina fiscale, cosa che ancora non è stata fatta, però, ndr) e definendo anche le risorse necessarie per mantenere una funzione così importante per l’erario e per la tutela dei lavoratori. Le risorse, a partire dal 1° gennaio 2019 (data in cui il polo unico è entrato a regime), ammontano a 50 milioni per il settore pubblico; per il settore privato, come si evince dal bilancio Inps, ammontano a 38 milioni (18 milioni da parte dell’INPS per le visite d’ufficio e 20 da parte del datore di lavoro). Nella relazione della Corte dei Conti n. 132/2018, oltre alla ulteriore conferma dei risultati ottimi ottenuti dal servizio di medicina fiscale in termini di lotta all’assenteismo per malattia, si analizzano i dati dell’ultimo quadrimestre del 2017, il primo in regime di polo unico. “Per quanto attiene le spese per l’espletamento delle visite mediche di controllo nell’ambito del Polo Unico per le visite fiscali, le amministrazioni interessate hanno trasferito all’Istituto  – a copertura degli oneri – 10,8 milioni dei 15 previsti dalle disposizioni normative. Le somme impegnate ammontano complessivamente a 6,3 milioni.” Inoltre, dato il costo medio a visita che si ricava e si quantifica in 52 euro in base alla relazione n. 5/2018 della Corte dei Conti (i costi sono fermi al DM del 2008), per il 2019 sono attesi, quindi, in totale, tra visite fiscali datoriali e visite d’ufficio, non meno di 900.000 visite fiscali domiciliari nel settore pubblico e circa 700.000 nel settore privato.

La riforma Madia demanda alla stipula del primo accordo collettivo nazionale definito tra le parti (INPS e organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative della categoria) la stesura del nuovo contratto dei medici fiscali: il tavolo di trattativa è in corso da ottobre 2017 e l’ultima seduta, presieduta dallo stesso presidente Tridico, si è svolta lo scorso 16 aprile. Fino alla sottoscrizione dell’ACN, si continuano ad applicare le norme e le condizioni contrattuali dell’ultimo DM, quello del 2000. SIMPAF ha già inoltrato richiesta formale al Presidente Tridico per conoscere la composizione ufficiale dei medici fiscali di lista, redatta dall’Inps, aggiornata al 31 dicembre 2018 e l’elenco dei medici fiscali iscritti ai vari sindacati, per garantire trasparenza ed evitare nuovi possibili ricorsi all’autorità giudiziaria.

Per svolgere con efficacia ed efficienza il servizio di medicina fiscale, serve un gruppo deputato di medici autonomi, valorizzato e dedicato a questa funzione, visto che i medici fiscali devono garantire il servizio 8 ore al giorno, 7 giorni su 7, nelle fasce orarie di reperibilità (dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19) confermate dal DM del 17 ottobre 2017, n. 206.

I medici fiscali, di età media over-55 anni, dopo un rapporto lavorativo trentennale con l’INPS, meritano di poter svolgere con tranquillità e con dignità la propria attività, che si è dimostrata valida, efficace ed efficiente nel tempo; hanno dimostrato sul campo di saper svolgere bene, con dedizione, professionalità e passione, il proprio lavoro al servizio dello Stato e chiedono di poter concludere serenamente la propria carriera professionale, senza sentirsi continuamente (e a sproposito) offesi e attaccati nell’esercizio della propria funzione di pubblici ufficiali. I medici fiscali non hanno un contratto annuale ma sono a tempo indeterminato e non vengono “presi per strada”…