Un accordo alto

Giovedì scorso, 20 marzo, a Roma presso la sede INPS di Via Ciro il Grande, su invito della Dirigenza dell’Ente, si è tenuta una riunione programmatica che ha visto coinvolte le organizzazioni sindacali della Medicina Fiscale, a cui ha partecipato anche la rivista La Medicina Fiscale.it.

L’incontro aveva lo scopo di affrontare in modo attivo la situazione di emergenza in cui versa la Medicina Fiscale, dopo le strette di bilancio dell’anno scorso e in vista del futuro approdo verso il Polo Unico della Medicina Fiscale, che sembra ormai rappresentare la soluzione auspicata da tutte le parti in causa.

I tempi di attuazione del Polo Unico sono da definire e molto dipendera’ dalle conclusioni della XII Commissione Affari Sociali presieduta dall’on. Pier Paolo Vargiu, che ci e’ sembrata  disponibile a cercare una soluzione del problema nel possibile quadro di un rinnovato ed efficiente servizio di Medicina Fiscale unificato. Il documento di sintesi dei lavori della commissione  è atteso entro il 30 aprile.

Ricordiamo che, dalle audizioni svolte dalla XII Commissione, si evince che la riduzione del numero dei controlli ha determinato un aumento della spesa per indennità di malattia di circa 12,5 milioni di euro rispetto all’anno precedente; a questi bisogna aggiungere ulteriori 15 milioni di mancate entrate per l’INPS direttamente conseguenti al provvedimento in questione.

In sintesi, a fronte di un presunto risparmio di 28,3 milioni si sono avuti oneri maggiori per un valore di circa 27 milioni, nonostante la riduzione degli occupati di circa 500.000 mila unità e la sostanziale costanza della cassa integrazione. Fra i costi dell’operazione bisogna annoverare anche il venir meno di un essenziale elemento di contrasto a comportamenti assenteisti ancora non quantificabili, l’aumento dei costi delle aziende che sostengono da sole circa il 50% delle indennità di malattia, il mancato introito per lo Stato di circa 10 milioni di euro per l’IRPEF non versata dai medici fiscali e la severa contrazione dei contributi ENPAM da parte degli stessi medici. In sostanza, il Sistema Italia ha avuto un danno finora quantificabile economicamente nel triplo di quanto risparmiato.

Allo stato attuale la situazione resta critica: a gennaio il budget 2014 per le visite fiscali di ufficio era stato fissato a 12 milioni di euro. Secondo quanto annunciato dalla Dirigenza INPS  tale cifra è stata adesso portata a 18 milioni di euro, con un aumento di 6 milioni, che sono certamente i benvenuti ma che rappresentano un monte complessivo di  circa 80/100.000 visite da qui alla fine dell’anno, ampiamente insufficiente sia per garantire un aumento statisticamente rilevante dei controlli sia per offrire un minimo di ossigeno ai medici fiscali, già in forti difficoltà economiche.

Non v’è dubbio che la situazione resti critica, ma è altrettanto indiscutibile che adottare oggi soluzioni affrettate e dettate solo dal nervosismo, rischierebbe di tradursi in criticità future, potenzialmente ancora più lesive degli interessi di tutti gli attori di questa complicata vicenda.

Le esigenze della Dirigenza INPS sono chiarissime: garantire un servizio di Medicina Fiscale efficace a costi inferiori a quelli sostenuti negli anni scorsi, almeno fino a che una nuova normativa non regolamenterà il settore. Ciò non può prescindere dal quadro normativo vigente e dalle ovvie esigenze logistiche di gestione di un servizio di monitoraggio che deve coprire tutto il territorio nazionale.

In soldoni questo significa due cose.

In primo luogo occorre distribuire in modo uniforme le visite di ufficio su tutto il territorio, ferma restando la selezione effettuata dal sistema di data mining, per evitare grossolane distorsioni nella distribuzione territoriale delle visite stesse.

Secondariamente occorre distribuire in modo logico ed equo le visite fra i medici fiscali in servizio, nel rispetto delle incompatibilità vigenti, l’ottemperanza alle quali va verificata in modo stringente ma senza cambiare in corsa le regole del gioco. Ben venga quindi la mappatura proposta dalla Dirigenza INPS delle singole situazioni di compatibilità/incompatibilità: le norme vanno rispettate da parte di tutti.

Fino a qui è apparsa una sostanziale uniformità di vedute fra le parti presenti alla riunione.

Il punto critico è risultato un altro: le modalità di ripartizione fra i medici in servizio delle poche visite di ufficio previste da qui a fine anno sia pure a fronte dell’aumento di budget annunciato.

L’ipotesi caldeggiata da alcuni di privilegiare in modo radicale i medici fiscali monomandatari, invocando la maggior difficoltà finanziaria cui questi sarebbero oggi sottoposti, si scontra con non pochi punti critici.

Innanzitutto la condizione di monomandatarietà non e’ sinonimo di insufficienti introiti (il reddito complessivo dipende, infatti,  da numerosi fattori  come il reddito familiare, quello da libera professione o da altre fonti…).

In secondo luogo, a legislazione invariata, tale ipotesi e’ pressoché inapplicabile .

Ne consegue che l’esclusione di Colleghi puo’ avvenire solo su base volontaria, dietro garanzia che tale periodo di astensione sia considerato giustificabile dall’INPS al di la’ dei periodi di astensione concessi dalle normative vigenti.

Infine, resta il problema della gestione logistica del servizio, che non può essere erogato a macchia di leopardo.  Come gli addetti ai lavori sanno bene, i medici che operano in regime di rapporto pressochè esclusivo con l’INPS sono irregolarmente ripartiti sul territorio nazionale con una netta prevalenza in alcune regioni. Non si scappa: se si conferma la necessità di distribuire in modo equilibrato le visite sul territorio non si può imporre un eccessivo irrigidimento nella ripartizione delle stesse ai soli medici monomandatari che potrebbero essere concentrati in poche aree del Paese.

La soluzione più semplice è quella in linea con quanto previsto del Decreto “Salvaliste”: consiste nel limitarsi a chiedere ai singoli medici di optare in maniera più “solidale” per la singola fascia o per le due fasce di disponibilità. Assegnando il doppio delle visite a chi fornisce la disponibilità sulle due fasce si dovrebbe avere la certezza di assegnarle a chi fa solo questo lavoro.

Questa proposta garantirebbe da un lato una maggior tutela economica dei Colleghi in difficoltà, mantenendo un’accettabile elasticità al sistema anche su base territoriale ed evitando di creare insanabili fratture all’interno della categoria.

La riunione del 20 marzo si è chiusa con la richiesta da parte della Dirigenza INPS a tutti i presenti di preparare una proposta scritta da cui partire per giungere ad una soluzione condivisa in vista di una prossima riunione fissata per il mese di aprile.

La Redazione de “La medicina fiscale” ha già aperto uno spazio di confronto sulla sezione ad accesso libero del Forum linkato alla rivista stessa per raccogliere opinioni e proposte utili a formulare una proposta la più possibile condivisa.

Nonostante le divisioni che si sono palesate negli ultimi tempi, continuiamo a credere senza cedimenti in quello che abbiamo sempre sostenuto: le divisioni all’interno della categoria dei Medici Fiscali sono state in passato e saranno sempre causa di debolezza per tutti i medici fiscali INPS e sono assolutamente da evitare.

Il nostro sogno sarebbe di giungere ad una proposta di accordo alto, il più possibile condiviso, in cui vengano previste tutele diversificate per tutti i medici fiscali: quelli che basano primariamente sulla collaborazione con l’INPS il loro reddito (monomandatari o plurimandatari poco ci importa, quello che conta sono le cifre), ma anche coloro che nel tempo si sono cercati altre fonti di sussistenza (ferme restando le incompatibilità di legge, lo ripetiamo), e, non dimentichiamolo, senza sacrificare i circa 200 Colleghi post-2007 che non godono della priorità prevista dal Decreto “Salvaliste” ma che non devono essere esclusi.

Nella nostra visione tutti i Colleghi devono essere tutelati, soprattutto in ottica di Polo Unico, se non altro attraverso la richiesta alla dirigenza INPS di un impegno tangibile a favorirne la riqualificazione professionale per esempio attraverso la riapertura delle convenzioni con le Scuole di Specializzazione in Medicina Legale (come è stato fatto qualche anno fa per i medici interni) e il riconoscimento di tutti gli anni di attività in termini di punteggio applicabile a futuri concorsi.

Ciò garantirebbe ai medici in servizio la possibilità di entrare con fondate speranze di successo nelle future graduatorie per i ruoli di medicina fiscale o per altri concorsi (consulenti esterni INPS, medicina generale …) nel rispetto dello spirito del decreto “Salvaliste” e, in ultima analisi, in un’ottica inclusiva e non esclusiva che garantirebbe quel minimo di unità  tra i medici fiscali che recentemente è sembrata compromessa in una sorta di “guerra tra poveri”.

Federica Ferraroni

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