Una “buona medicina fiscale”: si può fare

 

Un servizio di medicina fiscale efficiente come valido strumento di lotta all’assenteismo, nel settore privato e in quello pubblico: si può fare.

La tendenza di questi ultimi anni è stata quella di ridurre il servizio di medicina fiscale: è quello che è stato fatto nella medicina fiscale del settore privato, gestito dall’INPS, invocando la spending review, ed è quello che è stato fatto da sempre in quella del settore pubblico, attualmente gestita dalle Regioni e mai fatta seriamente.

La spesa per malattia nel settore pubblico è sempre di più fuori controllo: nel 2014 si è avuto un ulteriore aumento di giornate di assenza per malattia, traducibile in un ulteriore aumento di 100 milioni di spesa.

Visto che in questi ultimi anni i risultati della lotta all’assenteismo nel settore privato sono stati ottimi grazie all’azione efficace svolta dal servizio di medicina fiscale dell’INPS e dei suoi medici fiscali in trenta anni di servizio, all’interno della legge delega della riforma della Pubblica Amministrazione approvata nello scorso agosto è presente questo emendamento:

“Riorganizzazione delle funzioni in materia di accertamento medico-legale sulle assenze dal servizio per malattia dei dipendenti pubblici, al fine di garantire l’effettività del controllo, con attribuzione all’Istituto nazionale della previdenza sociale della relativa competenza e delle risorse attualmente impiegate dalle amministrazioni pubbliche per l’effettuazione degli accertamenti, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano per la quantificazione delle predette risorse finanziarie e per la definizione delle modalità d’impiego del personale medico attualmente adibito alle predette funzioni, senza maggiori oneri per la finanza pubblica e con la previsione del prioritario ricorso alle liste di cui all’articolo 4, comma 10-bis, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125, e successive modificazioni”

Già nel 2008 l’allora Ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta aveva provato a fare qualcosa per portare il livello di assenteismo del pubblico impiego pari a quello del settore pubblico, che si attesta intorno al 2%. Con un decreto legge e successive circolari, si è cercato di dare un giro di vite al malcostume imperante nel pubblico impiego, dove, per colpa di pochi, hanno un danno i tanti dipendenti pubblici onesti, codificando una serie di misure come l’obbligatorietà della visita fiscale sin dal primo giorno di assenza e anche per un solo giorno o fasce “lunghe” di reperibilità (11 ore al giorno) durante la malattia (dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 20).

A4-13 Andamento assenze SSN 2006-2013

Già dopo un solo anno si ottiene un calo vistoso dei giorni di malattia e il ministro Brunetta pensa di aver portato già a casa il risultato: nel 2009 tornano le vecchie fasce orarie di 4 ore al giorno (dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19). L’effetto è eclatante e imbarazzante: una immediata impennata del numero dei certificati e dei giorni di malattia con un subitaneo aumento di spesa. Si rende necessaria una pronta modifica che arriva nel giro di qualche mese: ricambiano le fasce orarie approdando salomonicamente a 7 ore al giorno (dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18) e la situazione si ridimensiona subito.

A3-8 Giorni di malattia Scuola 2006-2013 com interventi normativi

E’ la prova provata dell’importante azione di deterrenza svolta dalla medicina fiscale.

Si introducono, poi, norme che prevedono esenzioni per la reperibilità per patologie gravi che necessitano di terapie salvavita, malattie per le quali è stata riconosciuta la causa di servizio e gli stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta senza peraltro avere mai specificato bene cosa si debba intendere per “patologie gravi”, “terapie salvavita” ,“invalidità riconosciuta”. Nella “manovra di luglio” del 2011, sempre il ministro Brunetta ammorbidisce ulteriormente la “morsa” nei confronti dei “furbetti della malattia”: pur restando l’imposizione della visita fiscale, sempre, anche per un giorno di assenza, sin dal primo giorno (cosa che peraltro non verrà mai osservata), il ministro Brunetta riconcede libertà organizzativa agli enti e alle aziende del pubblico impiego che, prima di attivare la richiesta di una visita fiscale, dovranno valutare “la condotta complessiva del dipendente” e il datore di lavoro pubblico dovrà tenere conto degli “oneri connessi all’effettuazione della visita” con il solo obbligo di richiedere la visita fiscale “quando l’assenza si verifica nelle giornate precedenti o successive a quelle non lavorative” (è il caso dei vigili romani nel capodanno 2014 dove il comune avrebbe dovuto attivare le visite fiscali). Viene anche introdotta una nuova motivazione di assenza per malattia: l’assenza per visite, prestazioni specialistiche ed esami diagnostici. Il comma 5 ter dell’articolo 55 septies del D.Lgs 165/2011 così come modificato dal ministro Brunetta recita: “Nel caso in cui l’assenza per malattia abbia luogo per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici l’assenza è giustificata mediante la presentazione di attestazione rilasciata dal medico o dalla struttura, anche privati, che hanno svolto la visita o la prestazione”. Viene introdotta, così, una nuova tipologia di assenza per malattia dove non si richiede una malattia che produce una incapacità lavorativa ma il semplice bisogno di effettuare visite, terapie,  prestazioni specialistiche ed esami diagnostici. Ovviamente non si richiede una certificazione medica bensì una mera “attestazione” rilasciata dal medico o dal personale della struttura in cui si è effettuata la visita o la prestazione. Attestazione di presenza e di svolgimento dell’attività e non certificazione di una malattia impedente l’attività lavorativa. La situazione paradossale che si è venuta a creare è stata solo parzialmente modificata dal governo Letta nel 2013 (DL 101/2013), dove si è trasformata l’intera giornata di assenza in una specie di permesso orario che consente un’ulteriore possibilità di assenza. Non del tutto in linea con il dichiarato “contenimento delle spese in materia di pubblico impiego”. E la spesa per malattia nel pubblico impiego ha continuato a salire e resta altissima e in costante aumento anche ai giorni nostri.

Gli obiettivi di una necessaria riforma della medicina fiscale sono quelli di avere un numero equivalente di giorni di malattia nel pubblico e nel privato (non esiste un motivo logico per il quale un impiegato debba ammalarsi di più di un operaio) arrivando a contenere la spesa per malattia nel settore pubblico attualmente fuori controllo: contemporaneamente bisognerebbe arrivare ad parificare i trattamenti tra dipendenti pubblici e  privati.

Le due cose sembrerebbero l’una in contraddizione dell’altra e ottenerle entrambe sembrerebbe impossibile.

Si veda, per esempio, il tentativo fatto con il recente D.L. del 11 gennaio 2016, chiamato “legge Carlotta” (trovate il testo per interno nell’articolo che abbiamo pubblicato il 23 gennaio scorso) contenuta nel jobs act che, invece di migliorare la situazione, la complica ulteriormente.

In realtà la soluzione potrebbe essere semplicissima.

Estendere a tutti i lavoratori le modalità tecniche di effettuazione delle visite fiscali sviluppate dall’INPS, che hanno dimostrato di funzionare bene nel settore privato, salvo rimodulare gli orari di reperibilità, uniformandoli su livelli intermedi fra le 4 ore attualmente vigenti nel provato e le 7 del pubblico: per esempio sei ore per tutti.

Il problema di fondo resta comunque quello decidere quanto si crede all’importanza sociale di un efficace controllo delle assenze per malattie in questo Paese: dati alla mano non ci pare possano esserci dubbi.

Aspettiamo con estremo interesse i decreti attuativi in materia di medicina fiscale, già annunciati anche recentemente dal Ministro Madia per vedere se finalmente si riuscirà ad ottenere quell’obiettivo accarezzato da tanti altri in precedenza.

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