Visita fiscale Inps: onorario medico, ecco quanto si paga per averla.

Visto che si continuano a leggere articoli incompleti e non privi di inesattezze, vediamo di fare chiarezza sullo stato dell’arte della riforma del polo unico e su quanto costa una visita fiscale.

La legge sul polo unico della Medicina Fiscale è entrata in vigore il 1° settembre 2017 con l’intento di uniformare il settore pubblico e privato.

Vediamo cosa ha funzionato e cosa no.

Iniziamo dalle fasce di reperibilità che sono ancora diverse nei due settori: i dipendenti privati devono essere reperibili dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, i dipendenti pubblici dalle ore 9 alle ore 13 e dalle ore 15 alle ore 18. Analizzare i motivi per i quali si è arrivati a queste fasce di reperibilità richiederebbe una trattazione a parte: l’attuale situazione è, infatti, il risultato ottimale di una lunga serie di interventi legislativi basati sull’analisi dei dati raccolti durante oltre trenta anni di attività di medicina fiscale, come riportato compiutamente in vari contributi pubblicati su lamedicinafiscale.it. In questa sede basti ricordare che, quando, in passato, il legislatore (il ministro Brunetta, nella fattispecie) ha provato a ridurre gli orari di reperibilità nel settore pubblico, si è verificato un aumento sincrono del numero dei certificati di malattia. 

E adesso parliamo dei costi della visita fiscale.

Il medico fiscale Inps percepisce, oltre al rimborso chilometrico sulla falsariga di quello della tariffa ACI, compensi uguali per il dipendente sia pubblico che privato: 41,67 euro per una visita fiscale in giorno feriale, 52,82 euro per una visita fiscale in giorno festivo. Il medico fiscale percepisce un compenso decisamente inferiore se non trova a casa il malato, con un mancato guadagno importante se non effettua la visita medica: 28,29 euro per un accesso in giorno feriale, 39,61 euro per un accesso in giorno festivo. Queste tariffe sono state fissate da un decreto ministeriale a firma Livia Turco che risale a 11 anni fa.

I medici fiscali Inps NON percepiscono nessun tipo di incentivo sul proprio lavoro e il loro compenso si  basa unicamente sul numero di prestazioni effettuate, a prescindere dall’esito della visita fiscale: e ci mancherebbe altro, visto che il medico fiscale è parte terza tra datore di lavoro ed ente erogatore della prestazione economica e tutela i diritti del lavoratore veramente malato.

Altro discorso sono gli incentivi dei 460 medici dipendenti Inps che, di norma, non svolgono le visite fiscali, effettuate prioritariamente dai 1200 medici fiscali Inps di lista: i medici dipendenti percepiscono incentivi su tutte le prestazioni di medicina assistenziale e previdenziale, prestazioni anche non effettuate direttamente da loro, come quelle effettuate dai medici fiscali e dai 900 medici convenzionati esterni, ma delle quali hanno la responsabilità in quanto dipendenti.

Nel settore privato, il datore di lavoro richiede la visita fiscale per il proprio dipendente all’Inps per via telematica con il proprio PIN e poi dovrà rimborsare l’Inps dei costi sostenuti per effettuare la visita fiscale. Dai dati della Corte dei Conti pubblicati il 25 gennaio 2018 relativi all’esercizio del 2016, si desume che il costo medio di una visita fiscale nel settore privato è di 51,5 euro. L’Inps, ente erogatore del beneficio economico per questo settore, programma anche un certo numero di visite d’ufficio.

Cosa è successo, invece, alle amministrazioni pubbliche a partire dal 1° settembre 2017, da quando cioè le visite fiscali del settore pubbliche sono passate dalle ASL in capo all’Inps secondo la riforma Madia?

Le varie amministrazioni pubbliche richiedono, sempre per via telematica tramite PIN, le visite fiscali per i propri dipendenti non più alle ASL ma all’Inps con le risorse del polo unico: l’Inps, che in questo caso non è l’ente erogatore del beneficio, predispone visite d’ufficio anche nel settore pubblico. Alcune amministrazioni pubbliche (Forze armate, i Corpi armati dello Stato e il Corpo nazionale dei vigili del fuoco) sono state escluse dal polo unico tramite circolari Inps: per questo personale, l’amministrazione pubblica coinvolta, se vuole che sia effettuata una visita fiscale verso un proprio dipendente, deve pagare la visita fiscale extra-polo unico, secondo le modalità previste per il datore di lavoro privato.

Le visite fiscali per il settore pubblico, datoriali o disposte d’ufficio dall’ente,  sono finanziate dalle risorse individuate dalla riforma del polo unico: a partire dal 1 gennaio 2019 il polo unico è entrato finanziariamente a regime con lo stanziamento di 50 milioni di euro all’anno per le visite fiscali per il settore pubblico. Si può quindi prevedere che, stante l’attuale contratto a prestazione dei medici fiscali e viste le cifre sopra riportate, l’Inps effettui nel 2019 nel settore pubblico, tra le visite fiscali disposte d’ufficio e quelle richieste dalle varie amministrazioni pubbliche, non meno di 900.000 visite.

 A più di anno dalla nascita del polo unico persistono, quindi, alcune criticità della riforma della Medicina Fiscale e il ministero della Funzione Pubblica dovrà valutare i mezzi con cui intervenire per supplire agli inevitabili piccoli “inestetismi” di una legge tanto attesa che pure sta già dando importanti risultati in termini di lotta all’assenteismo per malattia, nel settore non solo privato ma soprattutto pubblico.

Purtroppo però, come sempre più spesso accade, anche nel campo della medicina fiscale circolano diverse fake news: occorre, quindi, fare molta attenzione quando si affrontano temi così complessi.

 

Federica Ferraroni